Doping, un gene rende immuni dai test
Alterare le prestazioni sportive senza essere scoperti. La lotta al
doping ha un nemico più e, questa volta, l’illecito non
ha nulla a che vedere con la produzione di nuove sostanze in laboratorio;
a spaventare i sostenitori dello sport pulito è una componente
del corpo umano del tutto naturale, un gene che, a seguito della mutazione,
rende gli atleti immuni dai test. Una scoperta allarmante, diffusa dai
ricercatori russi del Karolinska Institutet che, attraverso uno studio,
si sono accorti dell’anomalia. A sfuggire alle rilevazioni dei
test sarebbe un elemento specifico, il testosterone.
Da anni, gli esperti del settore conoscono le proprietà di questo
ormone che ha effetti anabolizzanti e favorisce la ritenzione di azoto,
con conseguente aumento delle masse muscolari. Si tratta, in pratica,
di una potentissima benzina che fornisce potenza e resistenza, consentendo
di portare lo sforzo ai massimi livelli, senza fatica. Sin dai primi
anni Cinquanta, alcuni scienziati russi esperti di medicina sportiva
hanno iniziato a sperimentare sugli atleti l’uso di alcuni prodotti
sintetici derivanti dal testosterone con risultati sorprendenti. Le
piste di atletica e le corsie delle piscine si sono riempite di uomini
e donne dai profili muscolari ipertrofici, innaturali alla vista. L’abuso
dell’ormone ha portato come conseguenza immediata l’affermazione
della superiorità sportiva sovietica che le altra nazioni hanno
tentato di eguagliare con le stesse armi da laboratorio, senza considerare
i rischi per la salute.
Il testosterone è infatti responsabile di patologie come la regressione
bitemporale e di altri disturbi meno gravi che includono l’aumento
dell’aggressività, della secrezione di sebo, del desiderio
sessuale e dell’acne. La Wada (agenzia mondiale antidoping) si
è sempre battuta contro questa pratica, mettendo a punto meccanismi
di rilevazione ogni anno più sofisticati. Ma a complicare il
compito ci si è messa la natura: i ricercatori si sono accorti
della protezione naturale data dal gene alterato a seguito di banali
esami del sangue condotti su 55 soggetti a cui era stato somministrato
un certo dosaggio ormonale. I risultati dei test hanno dato un esito
inaspettato: ben 17 volontari erano negativi al testosterone, come se
in precedenza non avessero assunto nulla. La causa di questa mancata
risposta è da ricercare proprio nell’assenza di una coppia
di geni che permettono di espellere l’ormone con le urine. Le
proporzioni del problema non possono di certo essere sottovalutate,
anche perché la mutazione è molto diffusa: ben il 10%
della popolazione maschile europea e i due terzi di quella di origine
asiatica la possiedono. Contro questo involontario stratagemma le autorità
sportive stanno già elaborando la contromossa; oltre alle analisi
tradizionali, gli atleti dovranno presto sottoporsi a specifici test
genetici, in grado di scovare la presenza della mutazione.
da IFG on line
Valentina Buzzi