Il prelievo antidoping
Le modalità di prelievo antidoping sono regolamentate a livello
internazionale mediante protocolli emanati dalla WADA in collaborazione
con i CIO nazionali e le singole federazioni sportive.
Gli atleti designati ad essere testati vengono individuati mediante
modalità che possono variare a seconda della disciplina sportiva
praticata e si dividono comunque in programmati (con convocazione diretta)
e senza preavviso, in competizione e fuori competizione.
Nel caso più comune di controllo antidoping in competizione,
all’atleta, in genere individuato mediante sorteggio, viene notificata
subito dopo la gara la richiesta di recarsi presso il locale antidoping.
Da questo momento l’atleta deve presentarsi quanto prima, salvo
casi particolari, presso il locale adibito a sede del controllo. In
questo lasso di tempo non viene comunque mai perso di vista da un rappresentante
federale incaricato (che deve essere del medesimo sesso dell’atleta,
come pure il medico che effettua le procedure di prelievo).
Una volta entrato nel locale antidoping l’atleta non può
più abbandonarlo fino al completamento delle operazioni. Può
essere assistito da una persona di sua fiducia (medico sociale, dirigente,
allenatore della propria società).
Viene fatto scegliere all’atleta un kit predisposto per le operazioni
di prelievo fra almeno due messi a sua disposizione.
A questo punto l’atleta viene invitato a mingere in un apposito
contenitore sotto il costante controllo dell’ispettore medico.
La quantità di urina deve essere di almeno 75 ml nei controlli
standard e di almeno 100 ml se è prevista anche la ricerca dell’eritropoietina.
L’urina prodotta viene suddivisa in due contenitori, siglati rispettivamente
con la lettera A e la lettera B. Nel caso di controllo standard nel
flacone B vengono introdotti 25 ml e nel flacone A 50 ml; nel caso di
associata ricerca dell’eritropoietina 40 ml di urina vanno nel
flacone B e 60 ml nel flacone A.
A questo punto i due contenitori vengono sigillati ed introdotti in
un apposito recipiente che servirà per il loro trasporto al laboratorio
antidoping.
Tutte queste operazioni devono essere svolte dall’atleta che può
per propria scelta delegare alle operazioni il medico incaricato del
prelievo antidoping.
Sul residuo di urina rimasto nel contenitore di raccolta il medico incaricato
effettua la misurazione di pH e peso specifico, che poi trascrive sul
verbale di prelievo antidoping. Sullo stesso vengono inoltre trascritte
tutte le fasi del prelievo ed eventuali farmaci che l’atleta dichiara
di aver assunto nelle settimane precedenti il prelievo.
Se l’atleta non è in grado di produrre la quantità
minima di urina richiesta in un'unica soluzione, l’urina prodotta
viene travasata in un apposito contenitore che viene da lui sigillato
ed in cui viene conservata in attesa che riesca a completare l’operazione.
Una volta terminate le operazioni di prelievo, di sigillo dei campioni
di urine e di compilazione del verbale, il materiale viene inviato a
destinazione: i campioni di urine, in forma anonima (contrassegnati
da un codice numerico) e non identificabili da chi effettuerà
le analisi, al laboratorio antidoping, i verbali di prelievo alle apposite
commissioni antidoping e federali.
Le analisi per la ricerca di sostanze proibite vengono svolte sulle
urine contenute nel flacone A.
Se risultano negative le operazioni hanno termine. Se viene individuata
una sostanza proibita, viene segnalato un caso di non negatività
alla commissione della federazione sportiva di appartenenza dell’atleta
e alla commissione antidoping del CONI le quali abbinando il numero
identificativo del campione di urina al numero identificativo del verbale
antidoping individuano l’atleta ed attuano le procedure di notifica
della non negatività all’atleta stesso.
A questo punto l’atleta può presentare ricorso e chiedere
che le analisi vengano ripetute in sua presenza o in presenza di un
suo legale rappresentante. Questa seconda analisi viene effettuata sulle
urine contenute nel flacone B. Se il risultato delle analisi coincide
o l’atleta rinuncia a presentare ricorso, la non negatività
diventa positività al controllo antidoping per le sostanze proibite
individuate. A questo punto si passa alla parte giudicante l’infrazione
dell’atleta ed eventualmente sanzionatoria.
dr. Giorgio Crocetti