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Doping

Lo sport giuridico

dr. Giorgio Crocetti

E’ ormai pratica comune associare lo sport, ma anche qualunque forma di attività motoria, a scopo ludico e senza fini di tipo agonistico o “professionale”, all’utilizzo di sostanze farmacologiche o con effetti farmacologici che vengono considerate sostanze dopanti o “semplici” integratori. Mentre è possibile, anche se non sempre agevole, distinguere le une dalle altre da un punto di vista “giuridico”, sportivo od ordinario che sia, non è altrettanto facile fare una distinzione dal punto di vista morale e a volte pratico.

E’ ormai pratica comune associare lo sport, ma anche qualunque forma di attività motoria, a scopo ludico e senza fini di tipo agonistico o “professionale”, all’utilizzo di sostanze farmacologiche o con effetti farmacologici che vengono considerate sostanze dopanti o “semplici” integratori. Mentre è possibile, anche se non sempre agevole, distinguere le une dalle altre da un punto di vista “giuridico”, sportivo od ordinario che sia, non è altrettanto facile fare una distinzione dal punto di vista morale e a volte pratico. Bisogna, infatti, sempre considerare il messaggio conscio o subconscio che viene trasmesso quando si utilizzano delle sostanze anche “naturali” e “consentite” (e che non siano normali alimenti) per raggiungere certi obbiettivi (che siano sportivi e no); esse a volte sono il viatico per l’assunzione di veri e propri composti mirati a migliorare artificialmente le prestazioni personali, in altre parole sostanze dopanti. Una delle possibili definizioni di Doping è, infatti, l’uso e l’abuso di farmaci, di sostanze farmacologicamente attive e di metodiche di condizionamento fisico o di allenamento innaturali da parte di un praticante attività sportiva allo scopo di migliorare la prestazione atletica in gara o in allenamento.
Scopo di queste “chiacchierate” è proprio quello di cercare di far chiarezza, per quanto possibile in maniera semplice, su questi argomenti a volte inflazionati per motivi di audience e a volte trascurati per motivi di convenienza.
In questo primo incontro vedremo di fare un breve viaggio storico per capire come attività fisica e sostanze medicamentose più o meno miracolose abbiano viaggiato a braccetto fin da quando abbiamo notizie storiche di competizioni sportive.

Se risaliamo ai Giochi Olimpici, quelli greci naturalmente e non quelli dell’era moderna, abbiamo fonti storiche autorevoli come Galeno che tramandano l’utilizzo di non meglio precisati infusi d’erbe, di bevande alcoliche e diete particolari da parte degli atleti per migliorare le proprie prestazioni in gara.
Se consideriamo gli spettacoli circensi dell’epoca romana come una qualche forma di competizione atletica, anche se spesso con esito infausto estremo per lo sconfitto, abbiamo fonti storiche che documentano l’utilizzo da parte dei gladiatori di sostanze generalmente derivate da erbe, sia per avere una maggiore resistenza durante i combattimenti nelle arene che per recuperare più in fretta dalle ferite riportate.
Dall’epoca dell’Impero Romano facciamo un grosso salto e arriviamo ai primi del Novecento, anzi in verità agli ultimi anni del secolo precedente, quando vi fu il primo atleta deceduto in seguito all’assunzione di sostanze, presumibilmente stimolanti, nel corso di una competizione.
È, infatti, in questo periodo che viene documentato l’utilizzo da parte di atleti di varie misture contenenti in genere sostanze stimolanti (cocaina, stricnina, alcol, caffeina….).
In tale modo si prosegue fino all’avvento delle anfetamine, sostanze introdotte nel periodo della seconda guerra mondiale, quando sembra venissero somministrate ai soldati in battaglia; esse in seguito vennero utilizzate a scopo stimolante soprattutto negli sport di resistenza come ciclismo, nuoto e maratona. Il loro abuso è costellato di eventi luttuosi nel corso delle competizioni agonistiche, come ad esempio il decesso di un ciclista nel corso del Tour de France del 1967.
Con l’avvento degli anabolizzanti, prima di estrazione naturale e poi di sintesi, cambia radicalmente il concetto di pratica dopante. Infatti mentre con le sostanze stimolanti l’effetto principale veniva ricercato nel corso delle gare, con gli anabolizzanti è l’allenamento il momento in cui si riescono ad ottenere i migliori effetti delle sostanze con innaturali incrementi delle masse muscolari e della resistenza. Con l’utilizzo degli anabolizzanti si riesce infatti ad effettuare allenamenti più intensi e si rende più complicato il riscontro delle sostanze proibite durante i controlli antidoping che vengono più frequentemente effettuati durante le competizioni (anche se per arginare questo fenomeno sono stati intensificati i controlli a sorpresa fuori stagione agonistica). L’utilizzo degli anabolizzanti, se da una parte ha limitato la drammaticità degli eventi infausti nel corso delle competizioni, è però accompagnato da un importante serie di effetti collaterali che si possono manifestare anche dopo parecchio tempo dall’assunzione delle sostanze.
Negli anni ottanta e novanta ha fatto la sua comparsa il doping ematico, che consiste in una iperproduzione di globuli rossi nel sangue dell’atleta attraverso o la manipolazione del suo sangue o la somministrazione di sostanze, come l’eritropoietina. In questo modo si aumenta in modo innaturale la resistenza dell’ atleta agli sforzi fisici.
Il futuro quale potrà essere? La più probabile frontiera che verrà abbattuta è quella del doping genetico, cioè la manipolazione del Dna per riuscire a produrre prestazioni atletiche adesso inimmaginabili (sperando che sia un’ipotesi futura e non già un triste presente).

Giorgio Crocetti

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