Integrazione alimentare
dr. Auro Gombacci
La necessità di effettuare un’integrazione alla normale
razione alimentare di un atleta deve derivare da una valutazione clinica
e nutrizionale che evidenzia delle situazioni fisiologiche o patologiche
in cui tale procedura risulti effettivamente necessaria.
Gli integratori nascono al seguito di imprese sportive spesso eccezionali,
in ambienti particolari (alta quota, deserti, spazio…) e sono
frutto di ricerche estremamente sofisticate a livello biochimico, fisiologico
e nutrizionale.
Attualmente gli integratori stanno avendo un grande successo in termini
commerciali in quanto vi sono notevoli spinte al loro utilizzo, spesso
a sproposito o in dosaggi elevati e senza una verifica della loro effettiva
necessità.
Il nostro organismo per produrre un gesto sportivo, ha bisogno di energia
che, normalmente, gli proviene da una alimentazione equilibrata; tuttavia
vi sono delle particolari situazioni quali ad esempio allenamenti molto
intensi e concentrati nel tempo, la necessità di migliorare una
qualità motoria, l’opportunità di acquisire una
maggiore massa muscolare, che possono suggerire l’utilizzo di
integratori di un certo tipo che permettono di ottenere il risultato
voluto, in sinergia però con l’allenamento specifico praticato
e sotto stretto controllo medico.
A parte queste situazioni del tutto particolari e limitate nel tempo,
non sembra di poter evidenziare, in una popolazione di soggetti sani
e normalmente nutriti, pur praticanti sport, delle effettive necessità
di integrazione.
Dal punto di vista normativo gli integratori sono “prodotti alimentari
adattati ad un intenso sforzo muscolare soprattutto per gli sportivi”
e quindi:
- finalizzati ad un’integrazione energetica;
- con minerali, destinati a reintegrare le perdite idrosaline (conseguenti
alla sudorazione);
- finalizzati ad un’integrazione proteica, di aminoacidi e
derivati.
Sono quindi da considerare dei prodotti alimentari destinati ad un’alimentazione
particolare.
Non sono da considerare “doping” poiché non ne hanno
le caratteristiche biochimiche e le sostanze di cui sono composti non
sono iscritte nell’elenco delle sostanze proibite.
Tuttavia, tenuto conto del loro uso spesso estensivo ed indiscriminato,
fondamentale è il rispetto dei dosaggi consigliati per evitare
danni al nostro organismo.
Una diversa classisficazione degli integratori può essere fatta
in base agli effetti reali o presunti (e pubblicizzati):
• aumento del peso corporeo e della massa muscolare;
• aumento della forza muscolare;
• aumento della produzione di energia;
• favorenti il metabolismo dei grassi;
• favorenti il recupero dopo attività sportiva.
Al di là di queste schematizzazioni, le Case produttrici spesso
preparano con notevole successo scientifico e commerciale dei “cocktail”
di vari tipi di integratori, polivitaminici, energizzanti, antiossidanti,
per fornire in un’unica soluzione tutto ciò di cui l’atleta
ha (o avrebbe) bisogno per “reintegrare” quanto perso nel
corso dell’attività sportiva.
L’esempio più facile per parlare di “integrazione”
è rappresentato dalle bevande idrosaline che rappresentano la
categoria di integratori più eterogenea e più diffusa;
evitare situazioni di disidratazione nel corso dell’allenamento
e della gara è fondamentale per la performance atletica ma anche
per evitare sicuri danni fisici (ad es. l’ipertermia). Le bevande
proposte devono presentare specifiche caratteristiche nutrizionali al
fine di garantire l’idratazione ed un apporto energetico facilmente
utilizzabile durante lo sforzo fisico: ed ecco allora elettroliti (sodio,
potassio, magnesio) e carboidrati (saccarosio, glucosio, maltodestrine)
uniti in un cocktail con proporzioni spesso variabili, di cui l’atleta
ed il nutrizionista devono tenere conto.
Nel post allenamento o post gara possono entrare in gioco nuovamente
i carboidrati, per recuperare in breve tempo le scorte di glicogeno,
ma anche le proteine utilizzate per la ricostruzione dei tessuti e delle
masse muscolari; gli aminoacidi ramificati (valina, leucina, isoleucina)
rallentano i processi di distruzione muscolare e favoriscono la ricostruzione
nel recupero. Possono essere assunti sempre mettendo in relazione l’intensità,
la tipologia e la frequenza dall’impegno fisico dell’atleta,
prestando granda attenzione alle dosi per non sovraccaricare l’apparato
renale.
Sono anni che si parla della creatina utilizzata, spesso a sproposito
ed in dosaggi sproporzionati rispetto alle esigenze ed alla capacità
di assorbimento e, soprattutto, di escrezione. Gli effetti sono sia
di un aumento di composti ad elevato contenuto energetico all’interno
del muscolo, sia una maggiore velocità di recupero energetico,
che un aumento delle sintesi proteiche. Vi sono, tuttavia delle evidenze
di danni renali da sovradosaggio e di aumento del peso corporeo da aumento
dell’acqua nell’organismo.
Un discorso a parte lo meritano i supplementi polivitaminici: esistono
delle tabelle scientificamente accettate che stabiliscono i livelli
giornalieri di assunzione raccomandata (RDA), restando in quei limiti
non vi sono problemi e, in determinate situazioni possiamo accettare
l’integrazione che, comunque, deve essere oculata e giustificata,
relazionandosi ad un’effettiva necessità individuale quale,
ad esempio, l’inizio di un periodo di allenamento particolarmente
intenso o in particolari situazioni ambientali o nella prevenzione del
sovrallenamento.
Vi sono ormai numerosi studi che analizzano scientificamente la bibliografia
proveniente dalla produzione scientifica inerente all’utilizzo
degli integratori: non sempre i dati ottenuti dai vari ricercatori coincidono,
spesso la metodologia utilizzata ed i risultati ottenuti non sono sufficientemente
chiari. Non si può escludere che vi siano delle basi razionali
all’utilizzo di alcune sostanze al fine di migliorare la prestazione
sportiva ma a questo punto si arriva al confine fra l’integrazione
(lecita) e la metodica doping (non lecita).
Gli integratori sono stati definiti come “prodotti alimentari”
nei quali non è necessaria e garantita la “purezza”
(come ad esempio in un farmaco) e pertanto non è raro che, ad
analisi chimiche effettuate in laboratori specializzati, siano state
trovate sostanze “inquinanti”, non escluse nemmeno tracce
di ormoni anabolizzanti.
E’ indubbio che nel corso dell’esercizio fisico vengono
consumate varie sostanze biologiche ma, in assenza di malattie, l’atleta
ha tutte le capacità di reintegrarle mediante l’alimentazione
varia e regolare, senza ricorrere alle scorciatoie in commercio, se
non in situazioni del tutto eccezionali, limitate nel tempo, finalizzate
al raggiungimento di un obiettivo atletico ben preciso, stabilito e
concordato e sotto controllo medico.
Non si vuole entrare in un dibattito di tipo psicologico ma se il giovane
atleta sente la necessità di rivolgersi alla biochimica per vincere,
o se viene indotto a farlo da sollecitazioni esterne (allenatore, medico,
massaggiatore, compagni di squadra, genitori…) allora il clima
che si respira in quello spogliatoio potrebbe essere deleterio anche
per altre questioni inerenti il corretto sviluppo psico-fisico del ragazzo.
Non è assolutamente assodato che l’uso di integratori preluda
a quello di sostanze farmacologicamente attive o dopanti; tuttavia l’effetto
chimico-fisico sull’organismo, sommato a quello che in Medicina
si chiama “effetto placebo” può non essere disgiunto
da migliori performance atletiche. Tutto ciò si scontra con il
parere che il risultato, qualunque esso sia, deve essere conquistato
con il sano sudore dell’allenamento, con la costanza, con l’applicazione
delle proprie forze e nell’ambito dei propri limiti stabiliti
dalla genetica e dalla fisiolgia, tanto più in organismi in formazione
quali quelli degli adolescenti.
Cosa si può fare?
Il colloquio costante con il ragazzo che pratica sport deve essere tenuto
da tutte le componenti che lo attorniano: i genitori possono accorgersi
prima degli altri di alcuni segni o sintomi quali ad esempio eccessivo
nervosismo, irritabilità, difficoltà nell’addormentamento
o calo dell’appetito; l’allenatore vivendo assieme alla
squadra o al gruppo può e deve prevenire comportamenti a rischio;
il medico dello sport può accorgersi di modificazioni della struttura
fisica non direttamente secondarie all’allenamento praticato o
possono essergli riferiti disturbi (prevalentemente di tipo gastrointestinale)
secondari all’utilizzo di integratori ipertonici.
Tutte le componenti sociali che ruotano attorno al giovane Atleta, dalla
Società Sportiva all’Allenatore, alla Palestra, alla Famiglia,
alla Medicina dello Sport, dovrebbero riuscire a fargli praticare sport
per divertirsi e per stare in sana compagnia, serenamente e senza l’assillo
del risultato a tutti i costi.