La posizione dello sprinter lungo la linea di partenza può
influire sul risultato di una gara di corsa.
La differenza non sarebbe dovuta alla presenza o meno dei corridori
avversari su entrambi i lati, ma alla distanza dallo starter. Infatti,
secondo uno studio canadese gli atleti più vicini sentirebbero
meglio lo sparo del via.
Ma possibile che la differenza tra la prima e la sesta corsia sia così
determinante?
Per i ricercatori coordinati da David Collins, professore di educazione
fisica e dallo studente Alex Brown, entrambi dell'università
di Alberta, sì e dipenderebbe da diversi tempi di reazione. Analizzando
le gare di atletica delle olimpiadi del 2004 i due hanno scoperto che
effettivamente i tempi di reazione dell'atleta più vicino allo
starter sono più bassi.
"I tempi di reazione possono essere determinanti sia per un atleta
professionista sia per un semplice pedone che voglia attraversare una
strada molto trafficata" spiega Collins ricordando che "studi
precedenti avevano dimostrato come la percezione sonora possa ridurre
i tempi di reazione aumentando la forza generata durante la contrazione
dei muscoli volontari. Se poi i suoni percepiti ricordano in qualche
modo il segnale dello starter la riduzione è ancora più
accentuata".
Per verificare questa loro scoperta i ricercatori hanno testato 4 corridori
professionisti e 12 soggetti non allenati per i tempi di reazione a
frequenze sonore comprese tra 80 e 120 decibel (dB) dello sparo di "via",
rilevando che coi suoni più forti i tempi di reazione erano più
rapidi.
"Nelle competizioni in cui anche 100 millisecondi possono fare
la differenza tra la medaglia d'oro e quella d'argento, i tempi di reazione
possono diventare la chiave per il successo o meno di un atleta e se
pensiamo che i corridori più vicini allo starter sentono lo sparo
più forte dobbiamo ammettere che questi risultino anche più
avvantaggiati rispetto ai più lontani" spiega ancora Collins.
L'aspetto però più interessante del lavoro pubblicato
su Medicine & Science in Sport & Exercise in giugno potrebbero
avere notevoli applicazioni anche a livello clinico. "Aiuterebbero
ad esempio nella ricerca sul Parkinson - suggerisce Collins - Infatti,
le persone che soffrono di questa malattia possono andare incontro ad
episodi di "congelamento" in cui vorrebbero muoversi ma rimangono
come bloccati senza riuscire ad iniziare il movimento voluto, proprio
per il tipo di lesione cerebrale che altera l'elaborazione dei messaggi
nervosi diretti ai muscoli. Introducendo un suono sufficientemente forte
durante questi episodi, in teoria potremmo "avviare" i pazienti
al movimento perché la riduzione dei tempi di reazione dipende
almeno in parte da circuiti cerebrali diversi da quelli lesi nel Parkinson".
Questa cosa la trovo molto affascinante: non solo la medicina può
andare incontro agli sportivi, ma vale pure il contrario. Lo sport mi
piace sempre di più!
Io però avrei anche un'idea per ulteriori applicazioni extra-sportive:
e se facessimo i semafori sonori o mettessimo sistemi di fotocellule
che suonano quando un pedone esce dalle zone di sicurezza rispetto al
passaggio delle auto? Non sarebbe ipotizzabile una riduzione degli incidenti?
Una follia? Chiederemo numi ai colleghi di Blogosfera Sport e motori,
ma ditemi anche la vostra!