Allenamento mentale e tecniche di meditazione
applicate allo sport
Dr Giandomenico Bagatin
Psicologo
Si parla spesso di triangolo della salute nelle discipline
del benessere, intendendo con questo sottolineare l’importanza
e l’interdipendenza di tre aspetti della persona che ne determinano
il suo stato di wellness: l’aspetto chimico, l’aspetto fisico
e quello psicologico.
La prestazione d’eccellenza in ambito sportivo, naturalmente,
non può che dipendere dalla concatenazione dei medesimi aspetti,
fatta salva la considerazione che l’agonismo di livello richiede
ai corpi (e alle menti!) degli atleti sforzi che di fatto allontanano
dallo stato di salute e benessere, a dispetto di quello che siamo abituati
a pensare degli sportivi.
Ma si tratta di un problema di obiettivi: sia che si voglia ottenere
il massimo dalla propria “macchina” psicobiologica sia che
si voglia mantenerla efficiente e durevole, cambiano le “dosi”,
ma non le strade.
Così, possiamo parlare di triangolo della prestazione: l’alimentazione
e gli integratori dal punto di vista chimico, l’allenamento fisico
e tecnico e l’allenamento mentale.
Il ruolo dell’allenamento mentale varia a secondo del tipo di
sport e del livello dell’atleta. Fa spesso la differenza nell’agonismo
estremo, viene spesso sottovalutato, a volte a torto, a livelli più
modesti.
Ma che cos’è l’allenamento mentale?
La psicologia dello sport è un campo molto vasto. Tradizionalmente
l’allenamento mentale, o “Mental Training”, è
costituito da una serie di tecniche che l’atleta può imparare
e allenare per ridurre l’ansia, migliorare la concentrazione,
allentare le tensioni, incrementare la lucidità, e in generale
tirare fuori sempre il meglio che la pr
opria
condizione fisica consente in un determinato momento. Esistono molte
tecniche, che lavorano con il rilassamento, la visualizzazione e l’immaginazione,
ed esercizi e attrezzature specifiche (come il Bio Feed-back, che misura
lo stato di rilassatezza dell’atleta attraverso la conduttanza
cutanea) in grado di migliorare le prestazioni.
Esiste però anche una non-tecnica, di provata efficacia scientifica,
che viene utilizzata da migliaia di anni con risultati eccellenti per
migliorare la lucidità e la consapevolezza della mente. Questa
non-tecnica è la meditazione. Recentemente rinominata per gli
amanti degli inglesismi con il nome di Mindfulness, la meditazione,
e in particolare una tecnica di meditazione buddhista chiamato Vipassana,
è molto utilizzata per la ricerca della salute, del benessere
e della performance.
Ma, in sintesi, che cosa vuol dire meditare e in cosa consiste il vantaggio
reale del lavoro sulla consapevolezza per lo sportivo?
Facciamo un esempio. Immaginiamo un atleta che cominci a praticare regolarmente
l’esercizio della consapevolezza del respiro, anche per un quarto
d’ora al giorno. Si siederà con la schiena dritta, con
la spina dorsale perpendicolare al terreno, sul bordo della sedia o
di un paio di cuscini con le mani appoggiate sulle gambe. Terrà
la testa dritta, in linea con la spina dorsale, e il busto leggermente
inclinato in avanti. Cercherà di assumere questa posizione rilassando
tutto il resto del corpo, come se la testa fosse appesa al soffitto
da un cavo. Il semplice esercizio con cui comincerà il suo lavoro
è l’osservazione del suo respiro, a occhi chiusi. Come
il diaframma di una macchina fotografica che ci consente di mettere
a fuoco una figura dallo sfondo, così la mente dell’atleta
si concentrerà sul respiro, visualizzando il flusso d’aria
che entra ed esce dai polmoni, lasciando il resto sullo sfondo. E quasi
immediatamente si renderà conto di quanto è incredibilmente
difficile lasciare lo “sfondo”, fatto di pensieri che viaggiano
in tutte le direzioni, di emozioni e stati d’animo e di sensazioni
corporee, spesso dolori e tensioni. Se si allenerà e sufficienza,
noterà che è in grado di disciplinare la sua mente e la
sua attenzione vigile in modo che possa osservare questi fenomeni, come
se li osservasse da fuori. Se si allenerà ancora, riuscirà
a calmarli e gestirli con una solidità e una forza mai provate
prima.
Quello stesso atleta, in occasione della gara, si troverà ad
osservare la sua macchina biologica operare in modo incredibilmente
efficace nelle fasce muscolari interessate al gesto tecnico-atletico
e rilassata in quelle non utilizzate, con un grado di sofferenza fisica
generale ridotto ad un livello decisamente gestibile, quasi indifferente,
anche alla massima intensità che il suo corpo può concedersi.
E si troverà quindi con un vantaggio enorme, in termini di prestazioni,
freschezza e lucidità.
Ecco perché un training di pratiche meditative con operatori
competenti può essere un complemento ideale agli allenamenti
canonici. Senza contare, ovviamente, i numerosissimi benefici “collaterali”
che tale pratica compor
ta
a livello di benessere generale, rinforzo dell’io e riduzione
dello stress.
A cura del Dr Giandomenico Bagatin
Psicologo www.lifecare.it
Collaboratore del Centro Regionale di Medicina dello Sport di Trieste